“Una vita per la letteratura” – Le sorelle Bronte

Vi è mai capitato di appassionarvi così tanto ad un autore da desiderare di averlo come amico? Di stare seduti insieme davanti ad un caffè e parlare, parlare di tutto ciò che ha scritto? A me così tante volte che non riesco nemmeno a quantificarle. Quante volte avrò desiderato di stare seduta accanto alle sorelle Bronte? Infinite. Ed è di loro che oggi voglio parlare, delle loro opere e del loro essere così vicine a noi nonostante il tempo trascorso. Sono donne che con le loro opere ancora oggi riescono ad emozionare, far sognare e desiderare di vivere un amore grande e meraviglioso. Sono autrici di storie passate ma allo stesso tempo presenti, attuali e senza tempo che mai passano di moda.

Partiamo da Charlotte, la maggiore delle tre sorelle. È lei l’autrice del capolavoro Jane Eyre, questa ragazza dolce e coraggiosa dalla vita travagliata che riesce ad avere il suo lieto fine. Jane è una povera orfana che cresce nella casa degli zii senza ricevere un briciolo di amore e di affetto e continua ad essere così anche quando viene portata in una scuola dove studia per diventare un’istitutrice. Ed è la sua carriera di insegnante che la rende una donna libera ed indipendente, capace di badare a se stessa e di occuparsi del suo mantenimento. Viene poi chiamata a svolgere il suo ruolo presso la famiglia Rochester. Subito impara ad apprezzare il burbero padrone di casa fino ad innamorarsene. Ma purtroppo l’uomo nasconde un segreto: non è vedevo così come si credeva ma tiene la moglie, affetta da problemi mentali, chiusa in soffitta. Ovviamente per Jane il fatto è sconvolgente e, malgrado i suoi forti sentimenti, decide di andar via. Trova lavoro altrove ma il suo cuore è rimasto nella villa. Torna e scopre che Bertha, la moglie evasa dalla soffitta, ha dato fuoco alla casa. Nell’incendio lei muore e Rochester resta gravemente ferito. Queste mutilazioni non sono un ostacolo per Jane che, finalmente, può sposare il suo amato.

“Caro lettore… l’ho sposato”

È Jane a parlare, è lei a raccontare al suo lettore la sua vita. Come se fossero seduti l’una di fronte l’altro per poterlo tenere informato, per potersi confidare descrivendo le sue sensazioni, i suoi sentimenti.

Penso che sia molto interessante conoscere anche la vita di Charlotte per meglio capire cosa è stato di ispirazione. Charlotte era figlia di colti e amanti della lettura e questo amore non poteva non essere trasmesso ai quattro figli che scrissero sia opere in prosa che in poesia. Charlotte prima venne educata in casa e solo dopo venne mandata in collegio con lo scopo di perfezionare quanto appreso. La permanenza in collegio fu breve a causa della morte delle sorelle maggiori (già la madre era deceduta a causa di malattie e di complicazioni dovute ai parti molto ravvicinati) e delle condizioni più che precarie nelle quali il posto versava. La morte della madre, la zia che si prende cura di loro e l’esperienza in collegio sono elementi che vengono rintracciati nel romanzo. Così come il mestiere della protagonista: anche Charlotte, come la sua eroina, era un’istitutrice. Ricordiamo che siamo nel periodo in cui in Germania nacque il Bildungsroman. Una differenza sostanziale la dobbiamo anche sottolineare: nel romanzo di formazione il lettore segue la vita di un protagonista maschile e non di una donna poiché si pensava che le donne non possedevano la stessa profondità d’animo degli uomini. Anche per questo Charlotte, così come le sorelle, pubblicavano usando nomi prettamente maschili.

“Non sono un uccello e non c’è rete che possa intrappolarmi”

Altro romanzo scritto da Charlotte è Il professore. Anche questo autobiografico: Charlotte si innamorò di un suo professore, durante il suo soggiorno in Francia, ma si trattò di un sentimento mai ricambiato e del quale il pubblico venne a sapere solo dopo la sua morte.

Ora passiamo ad Emily, l’autrice di Cime tempestose. Questo è l’unico romanzo scritto poiché la sua carriera letteraria era principalmente improntata sulla poesia.

Qui il lettore legge la storia di Heathclif e del suo amore per Catherine. Un amore tormentato, doloroso, sofferto, così appassionato da portare entrambi alla loro completa distruzione. Sono tante le vicende che compongono questo romanzo e che segnano il destino dei due amanti: l’iniziale avversione di una Catherine ancora bambina che poi si trasforma in un sincero affetto, la nascita del loro amore e l’incomprensione che porta Heathcliffe a lasciare la magione, la pazzia della giovane seguita da un matrimonio di interesse, il ritorno di lui ormai ricco e benestante che sposa Isabella.

“Il terrore mi rese crudele e, poiché era vano cercare di respingere quella creatura, trassi il braccio attraverso il vetro rotto e sfregai il polso innanzi e indietro fino a farne uscire del sangue che sgocciolò sulle coperte del letto”

La lettura di questo romanzo mi ha ammaliata ma allo stesso tempo mi ha fatto provare angoscia, tristezza e molta rabbia.

Tutti oggi conosciamo questo romanzo ma alla sua pubblicazione non venne accolto positivamente. La critica letteraria dell’epoca si trovò di fronte ad un romanzo dalla struttura complessa e con salti temporali non visti di buon occhio. Per non parlare della scarsa moralità presente al suo interno e dei sentimenti contrastanti che ne scaturivano.

E Anne? La sorella minore forse è la meno conosciuta e allo stesso tempo la meno acclamata. Dalla sua penna sono nati Agnes Grey e La signora di Wildfell Hall. Anche Anne, come le sorelle, inserisce nei suoi romanzi elementi autobiografici.

Nel primo romanzo la protagonista è figlia di un pastore come lo erano le tre sorelle e anche lei venne avviata alla carriera di insegnante. Questo romanzo venne accolto con piacere dalla critica letteraria del tempo poiché la protagonista è una ragazza mite, dall’animo gentile e dolce così come dovevano essere le donne. Il secondo ebbe molto più successo ma non ricevette la “benedizione” della sorella Charlotte poiché il cattivo della storia è ispirato al fratello e ai suoi vizi. Ed è per queste descrizioni nude, reali e brutali che venne stroncato.

Un aneddoto interessante riguarda il fratello Bronte: Branwell. Nella seconda metà di Jane Eyre Rochester sta per bruciare nel suo letto a causa di un tentato omicidio architettato dalla moglie pazza. L’episodio non fu frutto della fantasia di Charlotte poiché anche il letto di Branwell prese fuoco per cause rimaste ignote e nello stesso periodo della stesura del romanzo. Se vi fa piacere per poter meglio approfondire il personaggio controverso di Bertha si potrebbe leggere il superbo lavoro di Jean Rhys “Il grande mare dei sargassi”. Bertha così come Charlotte  Emily e Anne sono simbolo del femminismo e prima ancora che questo diventasse una vera e propria moda. Alcuni studi riportano un’analogia molto interessante: si pensa, infatti, che Bertha sia una metafora delle stessa Jane stanca di restare confinata entro le aspettative della società. Quindi funge non solo da antagonista ma anche come doppio.

Le tre sorelle, come già anticipato, non pubblicarono usando i loro nomi ma dei pseudonimi maschili per poter celare la loro identità. Siamo in un periodo storico dove le donne che scrivevano e pubblicavano non erano viste di buon occhio.

“Le donne dovrebbero essere calme, e restare tranquille, ma si sentono proprio come gli uomini che hanno bisogno di esercitare le loro facoltà e che soffrono nell’immobilità”

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