“Le città del mondo” di Vittorini

Come mia prima recensione ho deciso di occuparmi di un autore di “casa mia”. Elio Vittorini. Qualcuno potrebbe storcere il naso perché fa pensare alla scuola e alle letture imposte e per nulla spontanee.

Ad essere sincera non nutrivo grande interesse nei confronti di Vittorini. L’unico suo romanzo letto era “Il garofano rosso”, pubblicato per la prima volta nel 1933 a puntate sulla rivista Solaria. Solo all’università, nel corso delle lezioni di letteratura italiana contemporanea, sono riuscita ad apprezzare questo intellettuale ed il suo operato.

All’interno dei suoi romanzi Vittorini porta in scena la Sicilia e i suoi abitanti. Grazie a Vittorini e ad altri autori suoi conterranei, la Sicilia diventa terra letteraria raccontata da diversi punti di vista.

Vittorini parla della Sicilia come una terra salvifica, una madre buona dalla quale far ritorno nei momenti di maggior sconforto e per scappare dalla violenza del mondo circostante. Nel romanzo “Conversazione in Sicilia” fa compiere a Silvestro un viaggio di ritorno alla terra d’origine per esorcizzare l’inquietudine del presente.

Ma qui vorrei parlare del romanzo “Le città del mondo”, pubblicato postumo dalla casa editrice Einaudi nel 1969 con un dipinto di Giorgio De Chirico in copertina raffigurante una costruzione geometrica azzurra e rossa, dotata di colonne tonde e sottili, che andava restringendosi verso la cima (Giuseppe Lupo nella prefazione al romanzo pubblicato dalla Bur nel 2012). Si tratta di un romanzo, in relazione a quelle che sono le mie esperienze scolastiche e universitarie, sul quale ci si concentra poco se non quasi per niente.

I protagonisti del romanzo sono coppie antitetiche che si completano a vicenda: Rosario e suo padre (pastori), Nardo e il padre, Odeida ed una prostituta, due amanti fuggiaschi.

Sono pastori, pupari, prostitute che cercano il loro posto nel mondo. lo spazio è quello della Sicilia arcaica descritta quasi come fosse il giardino dell’Eden, un posto dove la corruzione non esiste, una terra dalle atmosfere quasi “bibliche” e fuori dal tempo. Tra le città menzionate da Vittorini vi è Scicli, paragonata a Gerusalemme e città caratterizzata da felicità e gioia ravvisabili negli sguardi dei suoi abitanti.

Ma se da una parte vi è la descrizione idilliaca di questa terra, dall’altra parte si entra in contatto con quelli che sono i problemi contemporanei all’autore, con l’inquietudine avvertita dall’uomo.

Il romanzo è incompiuto e presenta un finale in sospeso che lascia il lettore con una sensazione di vuoto e di aspettativa. Molto probabilmente i problemi familiari, personali, politici dell’autore sono la causa dell’abbandono del romanzo. Romanzo che fu oggetto di varie revisioni, riletture e modifiche .

Un testo che consiglio caldamente di leggere è “In un mare d’inchiostro” di Domenica Perrone, docente di letteratura italiana presso l’università degli studi di Palermo. In questo suo brillante lavoro parla degli intellettuali che, a partire dalla seconda metà dell’800 fino ad oggi, hanno raccontato la Sicilia in tutte le sue sfaccettature.

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